Slutty Urbanism Manifesto (Italian)

by slutty urbanism

22/12/2022

Translated by Lucilla Barchetta

Slutty Urbanism (SU) esamina le aperture e i recinti dell’arena urbana digitale. Si occupa di questioni come responsabilità sociale, attivismo e pratiche sociali ibride. SU è un concetto provocatorio. Utilizziamo la metafora della ‘puttana’ in due modi, sia simbolico che semantico. Simbolicamente, la ‘puttana’ aiuta a mettere in luce i processi di estrazione brutale ed estrema mercificazione dello spazio urbano che le piattaforme digitali globali innescano. SU, pertanto, va oltre la facciata culturale-simbolica della sharing economy e del determinismo tecnologico promosso dalla smart city. Sul piano semantico, invece, la ‘puttana’ è stata associata a quattro epiteti principali: patologia, peccato, amoralità e promiscuità. Prendiamo in esame ciascuno di essi per discutere il ruolo di alcuni attori sulla scena urbana, attori cioè che con il loro potere rimodellano lo spazio urbano e l’accessibilità delle città, ad Amsterdam così come in altre città globali.

Pensiamo che questi quattro epiteti rappresentino strumenti efficaci per esplorare le pratiche digitali di attori come Airbnb, city makers, amministrazioni cittadine e piattaforme di distribuzione. Si tratta oggi di forze espropriative in termini di (ri)distribuzione delle risorse. L’attuale dibattito sull’economia politica urbana non prende adeguatamente in considerazione il potenziale esplorativo di nuovi concetti e metafore. Evocando la metafora della puttana, vogliamo affrontare l’espandersi ambivalente del capitalismo delle piattaforme su scala urbana. SU intende aprire il mondo accademico disattento e incapace di affrontare l’accelerazione in corso. Questa piattaforma è una risposta provocatoria alla rivoluzione digitale in corso nel mondo urbano. La nostra risposta non può essere più costruttiva: le nostre strategie di contro-azione potrebbero essere offensive e promiscue.

SU intende mappare i nodi disordinati dell’abuso dello spazio urbano, crea dei varchi nelle reti digitali, inserendo politiche sovversive. Sporchiamo la letteratura asettica delle piattaforme digitali e dell’urbanistica. Mettiamo in dubbio il sistema di credenze salvifiche dell’apertura. In effetti, cosa si intende per “aperto”? In una piattaforma, l’apertura richiede un calendario che organizzi gli stili di vita e le temporalità dell’accessibilità, un task manager, un gatekeeper. L’apertura accoglie sempre alcuni e sbarra la strada ad altri. Per essere aperta, alcune porte devono essere chiuse. L’apertura è quindi un privilegio di esclusione promosso dalle piattaforme digitali commerciali, sfruttamento e recinzione ma con un altro nome.

Piattaforme urbane. Reti. Politica. Questi termini non possono più essere suddivisi in compartimenti ordinati, sono invece interconnessi, si dispiegano e intersecano l’uno con l’altro. Il nostro manifesto promuove una nuova svolta della geografia verso la politica, ponendola al centro del dibattito urbano. La chiave di questa politica è il digitale. Lo spazio urbano è sempre più mediato digitalmente, una “svolta digitale” che costringe gli studiosə di urbanistica a riconfigurare le loro attuali concezioni della città e a interrogarsi sui modi in cui l’urbanistica digitale è prodotta da e attraverso processi sociali, politici e tecnologici.

È un progetto di blog. È il risultato dell’identità collaborativa di tre persone del mondo accademico, che scrivono critiche sul futuro delle nostre città e sulle diverse forme di urbanesimo. Abbiamo iniziato questo progetto ad Amsterdam, una città “cortina fumogena” che oscura, confonde e fuorvia l’idea di un’urbanistica equa e inclusiva. Quello che osserviamo ad Amsterdam è una terribile forma di esclusione e di privatizzazione dello spazio urbano, perpetrata sia dal governo locale sia dalle piattaforme digitali globali. Parleremo al potere, promuoveremo una produzione e un consumo etici e speculeremo promiscuamente su alternative più emancipatrici. Dopo tutto, la nostra urbanistica digitale è ancora in costruzione. Lo spazio vuole sperimentare cose nuove…

Lucilla Barchetta

Anthropologist, writer, and tireless walker interested in naturecultures, technologies and multispecies health. She is the author of “La rivolta del verde. Nature e rovine a Torino” published by Agenzia X in 2021.